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Lo spirito della competizione
a cavallo, è radicato profondamente nella mentalità umana.
Si correva già agli albori della civiltà: i greci e poi
i romani trasformarono pian piano quello che era un elemento delle feste
popolari in un'autentica forma di spettacolo.
E se in un primo tempo era il galoppo a farla da padrone (sia nella
versione "montata" che in quella "attaccata", come
per esempio nel caso delle celebri bighe di Ben Hur) anche il trotto
guadagnò il proprio posto al sole.
A scoprire il trotto si dice sia stato addirittura Giulio Cesare, che
fu colpito dalla velocità e dalla resistenza dei "trotters" di
razza inglese a tal punto da importare diversi esemplari a Roma.
Ma i trottatori che vediamo impegnati oggi sulle nostre piste hanno
ben poco di quei soggetti anglosassoni: la razza ha infatti attraversato,
nel corso dei secoli, profondissime mutazioni, anche in virtù di
continui ed oculati incroci tra stirpi diverse.
Le correnti di sangue che hanno dato origine al trottatore moderno sono tre:
quella americana, forte di soggetti di taglia ridotta, velocissimi e nervili;
quella normanna, costituita da atleti fisicamente molto robusti, di ampio modello,
di velocità meno elevata ma di maggior resistenza, e quella Orlov, la
razza russa, caratterizzata da cavalli tenaci e di ottima indole, facili alla
guida e dal predominante mantello grigio.
L'influenza di questa o di quella razza varia da paese a paese: in Italia
sparita la razza Piave, si è ormai costituita una razza autoctona
forte, di giusto equilibrio fra sangue americano e normanno. |
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